Dio dove sei?

In questi giorni così cupi e pesanti torna nel nostro cuore, più o meno esplicita, questa domanda? Dio, dove sei?

Dove è Dio? Come può permettere tutto questo? Come può Dio permettere questa follia? Come può Dio permettere la morte di tanti innocenti? Come può Dio permettere il pianto dei bambini e lo strazio delle madri? Come può permettere tutta questa distruzione? Come può permettere che tutto questo odio rimanga impunito? Come può Dio permettere le malattie, tanti morti di persone buone e sante e lasciare che i tiranni continuino a provocare così tanto male? Dove è Dio in tutto questo? Domanda che inevitabilmente diventa: ma come può esistere Dio di fronte a tutto questo male?

Dove è Dio? La risposta e molto semplice. Eccolo è qui. È fisso sulla croce. Non scappa. In ogni momento, in ogni lacrima, in ogni atrocità, in ogni malattia Dio è sempre qui. Crocifisso con i suoi figli crocifissi. E allora cambiamo la domanda, smettiamo di essere ipocriti. Non dove è Dio, ma dove sono io? Dove è l’uomo? Dove è la sua umanità? Dove è la libertà di amare e di fare il ben che Dio ci ha lasciato?

Convertitevi!

Dobbiamo tornare indietro, non è Dio che si è allontanato siamo noi che ci siamo allontanati da lui, per questo abbiamo bisogno della quaresima, per ritornare. Lui non se ne è andato, è sempre li. Crocifisso tra i crocifissi

Non spaventiamoci della Croce. Ricordiamoci cosa ci ha insegnato don Tonino Bello… è una collocazione provvisoria!

Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.

La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.

Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.

“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga”

Buona Quaresima, buona conversione, buona collocazione provvisoria!

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